Archives: June 2006
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CONCLUSIONE

Praticare la sodomia, specie dopo aver seguito i consigli di questo manualetto, può diventare - per uomini e donne - uno dei principali piaceri del sesso, se non della vita.
Il culo, destinato - come accennavamo nell’introduzione - a diventare «la fica del Duemila» è quanto di meglio Iddìo abbia creato. Fondamentale anche per quelle coppie che intendano praticare una procreazione responsabile seguendo i metodi di contraccezione naturale.
E’ tuttavia importantissimo ricordare che il coito tout-court (anale, orale o vaginale che sia) è destinato, passata la curiosità e l’entusiasmo delle prime esperienze, a divenire similare alla mera ginnastica e, quindi, piuttosto noioso. Consigliamo, per trarne i maggiori benefici psicologici e morali, di non disgiungerlo (perlomeno non sempre!) dal sentimento.




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Mood: reborn

CulInAria CAPITOLO IV Jun 7th, 2006 8:54:08 am - Subscribe
CAPITOLO IV°

CAZZI PER IL CULO

Non lungo che tocchi,
non grosso che otturi,
ma duro, che duri,
è il cazzo coi fiocchi!

«Avere un bel cazzo per il culo» è un antico lemma romanesco, esportato in seguito anche nel resto della Penisola, dove si è successivamente modificato dando vita al parallelo «avere cazzi da cagare» o, più semplicemente, «sono cazzi da cagare».
Ambedue i modi di dire sottendono, con raffinata ironia, l’atto del venire sodomizzati e si riferiscono a persone che si trovano in grossi guai o alle prese con gravi preoccupazioni.
Il primo, più generico, ci svela che la copula è in essere e il soggetto passivo ha tuttora il retrobottega impegnato da un oggetto sovradimensionato.
Lungi dall’essere una cosa piacevole, infatti, il «bel cazzo» è - nella tradizione popolare - un «manfano» di cinque chili e mezzo metro di diametro, genericamente nodoso, posto in un orifizio ancora inviolato con un colpo secco e senza vaselina.
Il secondo motto, per converso, denunzia l’avvenuto esaurimento delle operazioni coitali e la conseguente espulsione del corpo estraneo. Fatto, quest’ultimo, cagione di non poca soddisfazione. L’avere, quindi, «cazzi da cagare», presuppone un problema di non facile né tampoco di veloce esaurimento.
Tuttavia, non sono questi i «cazzi per il culo» di cui intendiamo trattare in questo capitolo, bensì, all’opposto, la tipologia dei membri virili più adatti a penetrare in un retto, in specie se ancora vergine, con il minor danno e il maggior godimento.

IL PENE TROPPO LARGO
E’ decisamente - insieme a mazze da baseball, thermos, melanzane e manici d’ombrellone - l’oggetto meno indicato con cui deflorare la cosiddetta «porta di servizio» di una fanciullina in fiore.
Per converso, una volta inaugurato e ben allenato, l’intestino retto può dilatarsi in maniera veramente rimarchevole, forse più di un utero. Come illustrano alcune opere di cinematografia particolarmente ributtanti, laddove sono immortalate talune fanciulle intente a farsi rivogare nel sottocoda financo il dirigibile della Good Year.
Chi avesse la sfortuna (!!) di possedere un mandricazzio sovradimensionato a tal guisa, può iniziare la deflorazione a monte, introducendo nell’agognato orifizio prima le dita e quindi una serie di oggetti di misura sempre più grande in modo da abituare gradualmente la partner alla dilatazione.

IL PENE TROPPO LUNGO
Oddìo, forse, per essere «troppo lungo» dovrebbe essere simile ad un manicotto di una pompa di benzina, è infatti notorio che l’intestino misura svariati metri. Tuttavia, a causa delle continue anse del suo percorso all’interno di un corpo umano, può accadere che il padrone di un «batacchio» da concorso ippico «tocchi» prima di averne infilato la maggior parte.
In questo caso, fortunatamente abbastanza raro, è consigliabile per l’uomo fare «un passo indietro», onde evitare che il glande sbatta contro le pareti dell’intestino trasformando un godimento in sofferenza.

IL PENE STRETTO
Va benissimo per le principianti: è sottile, poco ingombrante, entra con facilità e con il minimo dolore. Purtroppo, a lungo andare, il pene stretto è destinato all’obsolescenza poiché, sopravvenendo l’allargamento e l’allenamento dell’orifizio, comincia nella partner a germogliare l’esigenza di qualcosa di più consono alla nuova situazione.
In questo caso, o il proprietario ricorre ad iniezioni di grasso per aumentare il diametro dell’oggetto, o rischierà di essere soppiantato da attrezzature più adeguate.
Potrà comunque riciclarsi come «anodefloratore» fino al sopravvento della vecchiaia.

IL PENE OTTIMALE
In realtà non esiste. I canoni estetici della scuola di Lisippo forniscono queste misure: lunghezza compresa tra i 17 e i 20 centimetri, circonferenza tra gli 11 e i 12,5 centimetri. Ma ognuno è costretto poi ad arrangiarsi con l’uccello che ha.

28 Antica filastrocca popolare toscana (gente che di buchi rotti ne sa qualcosa!)
29 Maddalena Bui Strappati - «Arrivommi sino in gola, tanto che l’urlo morse nella strozza» - da Memorie di una budellona - Firenze 1541
30 «Questo non c’entra!» - da: Atti del XVIII° congresso dell’Unione Amici del Fittone - Intervento della marchesina Sgrullini Ciuccietti Sborri - Bologna 1989
31 Cfr. «’Un c’entra?? Ma se te tu c’ha ‘n buo ‘ome i’ traforo del Freiusse!» - da: Atti del XVIII° congresso dell’Unione Amici del Fittone - Replica del Segretario Generale T. E. Lotappai - Bologna 1989
32 «fortunatamente» per il fallocrate amor proprio della maggior parte dei cittadini «normali»
33 Il pene stretto è ottimale anche per la deflorazione degli infanti. Nell’antica Grecia, quando questa pratica non era considerata illegale, molti filosofi sovradimensionati avevano ai propri servizi uno schiavo munito di p.s. per dare una prima allargatina ai buchetti degli allievi più imberbi. Da questa usanza, in particolare di Socrate che - per converso - aveva tra le gambe un «bambino» di tre chili e rifiutava l’aiuto del predetto schiavo, nasce il detto: «oggi a scuola mi hanno fatto un culo così».

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Mood: unreal

CulInAria CAPITOLO III Jun 7th, 2006 8:59:51 am - Subscribe
CAPITOLO III°

LE POSIZIONI

Le posizioni adottabili durante l’atto della sodomia possono essere molteplici , a cominciare dalla classica «panciasotto» o del «missionario rovesciato», che prevede la donna sdraiata sul ventre e l’uomo sopra.

PANCIASOTTO
Questa è la positura più indicata per la deflorazione di un ano ancora vergine, in quanto permette all’uomo di sorvegliare dall’alto la situazione e di aiutarsi anche mediante la forza di gravità. E’ tuttavia consigliabile sistemare sotto il pube della partner un cuscino, così da rialzare leggermente il bacino ed avere l’agognato orifizio più a favore.
E’ parimenti la posizione più comoda per adottare il precedentemente consigliato movimento rotatorio durante l’atto, cosa che sarebbe, per converso, impossibile o - quantomeno - piuttosto difficoltosa se la penetrazione avviene nella posizione cosiddetta del «cucchiaio».

IL CUCCHIAIO
E’ la seconda posizione più consigliata. La coppia è sdraiata su un fianco, il ventre dell’uomo aderisce perfettamente alla schiena della donna. La penetrazione avviene di lato e permette alla donna di venire accarezzata in tutte le sue zone erogene: sui seni, tra le gambe…
E’ oltremodo possibile, con una piccolissima e semplicissima acrobazia, che i due amanti si bacino.
Consigliabile per coppie con una sostanziale disparità di peso specifico, in quanto la mole dell’uomo non grava sulla donna impedendole di respirare.

LA PECORA CLASSICA (O PECORINA)
E’ la più tradizionale e, conseguenzialmente, la più ricca di iconografia. In questa posizione la donna è a quattro zampe e viene montata posteriormente.
Fondamentale diviene la sincronia, se la coppia non è perfettamente coordinata, il membro virile rischia di uscire dalla sua sede ad ogni piè sospinto.
Si consiglia solo a coppie esperte ed affiatate.

L’AMAZZONE A CAVALLO 1
L’uomo sdraiato sotto, la donna si infila sul membro voltando la schiena al partner. L’orgasmo è frutto del coordinamento tra i piccoli movimenti dei fianchi di Lui e l’altalenarsi sul membro di Lei.
Posizione chiamata anche «Il cucchiaio di Uri Geller» poiché il principio e il medesimo del classico «cucchiaio» di cui sopra, ma la coppia non è più sdraiata sul fianco.

L’AMAZZONE A CAVALLO 2
Stessa cosa, varia la posizione della donna che si impalerà sul membro dell’uomo non voltandogli le spalle ma offrendogli il fronte. Questo le permetterà di essere toccata e baciata comodamente.



L’ARTICOLO «IL»
Prevede che la donna, sdraiata sulla schiena e con le gambe in verticale, appoggiate al torso del partner, venga penetrata analmente (of course!) dall’uomo che - per compiere l’operazione - dovrà tirarla delicatamente per gli arti inferiori acciocché il di lei bacino sia leggermente rialzato e in favore del membro. Viceversa l’uomo rischia di penetrare in vagina, e non è la stessa cosa.

LA CARRIOLA
E’ un incrocio tra la «pecora classica» e il «panciasotto». La donna è sdraiata prona e l’uomo la penetra tenendole sollevato il bacino e le gambe in una positura che ricorda quella del muratore che trasporta mattoni o altro materiale su una - per l’appunto! - carriola.

LA FORBICE
Questa è una posizione un po’ più laboriosa delle altre. Infatti, è consigliabile porre la donna, sdraiata su un fianco, sopra un piano rialzato (tavolo, scrivania, lavandino della cucina…). L’uomo, dopo averle divaricato le gambe in modo che la superiore gli batta sul petto e l’inferiore sui glutei, la penetrerà - come dire? - di «sguincio».
Sconsigliabile porsi a cavallo della gamba inferiore della partner poiché, nella foga dell’amplesso, si rischia una compressione traumatica dei testicoli.

LA «ICS»
Questa è una posizione senz’altro poco adatta ai novizi e che necessita di buona muscolatura e di qualche nozione di contorsionismo.
Potremmo chiamarla, arditamente, anche «carriola rovesciata», ma l’idea non rende perfettamente.
L’uomo sarà in piedi e la donna a testa in giù con il fronte rivolto verso l’esterno.
L’uomo, a questo punto, afferrerà saldamente la donna per i fianchi e la impalerà inesorabilmente, aiutando il movimento del bacino tirando a sé a partner .

LA CHIAVE DI VIOLINO
Altra posizione in cui la prestanza fisica è fondamentale.
L’uomo, in piedi, penetrerà la donna tenendola saldamente in braccio. La donna, dal canto suo, dovrà tenersi stretta al partner e prestare attenzione affinché le gambe, leggermente ripiegate, si incrocino con quelle dell’uomo, altrimenti la posizione non riesce.
Chi non dovesse riuscire ad interpretare perfettamente la «chiave di violino» si consoli, l’orgasmo lo raggiungerà comunque.

LA CROCE
Consigliata alle coppie religiose, questa posizione muove dalle basi della «chiave di violino» ma si risolve in maniera molto più semplice. La donna, infatti, dopo essere stata penetrata, anziché avvinghiarsi al partner dovrà distendersi completamente.
Anche in questo caso potrà essere utile l’ausilio di un piano d’appoggio.

21 Tutte le posizioni che prenderemo in esame permettono la c.d. «doppietta», ovvero la possibilità di alternare la penetrazione anale a quella vaginale. Per quelle che non dovessero permettere siffatta operazione interverremo con apposite note.
22 Cfr. Kamasutra
23 In caso di monta omosessuale (di cui - sia detto per inciso - questo saggio non tratta) la suddetta posizione viene anche definita «locomotiva & tender», e prelude a quei gioiosi «trenini dell’amore che fan ciuffeciù» di cui è piena certa letteratura. (Cfr. Aldo Busi - La locomotiva voglio farla io! - Ed. Peder 23, Parigi 1990)
24 Il sedere, appunto…
25 In alcuni testi, questa posizione è chiamata anche «del missionario rovesciato». In questo, no.
26 Ottimale può essere l’ausilio di un cuscino.
27 Importante che la donna non si abbandoni troppo, ma stia bene attenta a ripararsi il capo onde non dare pesanti «zuccate» sul pavimento.


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Mood: euphoric

CulInAria CAPITOLO II Jun 7th, 2006 9:05:09 am - Subscribe
CAPITOLO II°

NEL CULO... COME

Un vecchio sonetto, tanto caro ai nostri padri universitari, al punto dal vergarlo - come si suole - nei cessi e recessi degli atenei italiani, in tempi alquanto pericolosi, recitava:

Se Rosa, presa da improvvisa luce,
la sera in cui fu concepito il Duce,
avesse dato al fabbro predappiano
invece della sorca il deretano,
l’avrebbe preso in culo quella sera
Rosa soltanto e non l’Italia intera.

Il culo, quindi, come parafulmine addirittura per le tragedie nazionali. l’anonimo poeta rimpiange il fatto che Rosa, madre di Benito Mussolini, il giorno fatidico non si sia essa stessa fatta rompere le terga. Atto che avrebbe preservato «l’Italia intera» da una serie di lutti e tragedie che è superfluo rivangare in questa sede.
«Avere culo» o «avere il culo rotto» è sinonimo dell’essere fortunati mentre, per converso, con «farsi il culo» si intende il sottoporsi ad immane e particolarmente ingrata fatica.
Quest’ultimo motto popolare, probabilmente, deriva dal fatto che, facendo/si il culo, si debba far entrare un qualcosa sovradimensionato (nella fattispecie, il membro virile) in un orifizio di gran lunga più piccolo e che - pergiunta - si apre in genere verso l’esterno onde favorire l’atto del defecare. Ovvio che, dovendo accogliere un corpo estraneo che, anziché uscire, preme per entrare (e spesso con una certa impazienza), il poveretto è sottoposto ad una sollecitazione eguale e contraria a quella a cui è abituato. La qual cosa è cagione di un certo sforzo, nel migliore dei casi, e di una vera e propria fatica nei casi limite .
Tuttavia, a consolazione delle chiappette trepidanti delle fanciulle indecise, corre in soccorso il già citato lemma «avere il culo rotto» indicativo di grande fortuna, a dimostrazione che del prenderlo ben tosto nel retrobottega è più il gaudio che il dispiacere.
Questo checché ne dicano alcuni, secondo i quali subire - per una donna - la sodomia è un atto umiliante e prevaricante con cui il maschio ribadisce il suo potere.
Viceversa, siamo assolutamente convinti - e i nostri studi e le indagini ce lo confermano con ampio margine di sicurezza - che l’atto faccia assolutamente parte di quelle schermaglie erotiche che, come si diceva nel capitolo precedente, sono fondamentali per mantenere vivo il rapporto di coppia.
Nulla è umiliante se fatto con amore, coscienza e, soprattutto, in libera volontà.
Per converso, qualsiasi altro atto, oltre alla sodomia (fellatio, cunnilingus, unione “classica”…), che veda una delle due parti non consenziente, è senz’altro da catalogarsi sotto la voce «stupro» e pertanto perseguito a norma delle leggi vigenti.
I «must» dell’operazione, lo ripeteremo fino alla nausea, sono e restano quindi: predisposizione psicologica, desiderio di scoprire nuovi orizzonti, curiosità, rispetto della volontà del partner, delicatezza e metodo.
Se necessario, bisogna ripetere daccapo i «preliminari», onde rilassare e, nel contempo, riscaldare maggiormente il partner.
Bisognerà quindi che l’uomo prenda a carezzare la fanciulla lungo tutto il corpo, delicatamente, indugiando sul viso, sui seni, sul pube. Quindi, a piccoli baci, mordicchi, tenere leccatine, percorrere tutte le membra dalla testa ai piedi (compresi!) e quindi risalendo.
Giunti, ad esempio, alla fine del percorso sul piede destro (per dire), dopo avervi indugiato per un lasso di tempo sufficientemente lungo, elargendogli baci, piccoli morsi, leccatine, quando non suggendone golosamente le dita, è bene far girare la partner e ricominciare l’operazione partendo dal piede sinistro. Questa sorta di massaggio orale ha una doppia funzione: da un lato, come tutti i massaggi, ha un potere rilassante; dall’altra - dato l’uso dell’apparato oro-faringeo e l’occasione - risulta altamente eccitante. Le due cose, apparentemente contrastanti ma in realtà assolutamente complementari, si sono rivelate in più di un’occasione fondamentali per la riuscita dell’operazione. Difatti, a rilassarsi sono esclusivamente le membra, rendendo più cedevole - ça va sans dire - l’orifizio, mentre la psiche, per converso, è incendiata come il monte di Portofino in luglio e non desidera altro che il congiungimento carnale.
Dal secondo piede, con la partner sdraiata sulla pancia, si risale con baci delicati e piccoli colpi di lingua lungo la gamba, quindi - e qui risiede un trucco fondamentale - NON bisogna assolutamente cadere nell’errore di rivolgere le proprie attenzioni all’ano. Au contraire, si dovrà procedere, baciando e leccando, lungo l’esterno della natica, ad una curva a 90 gradi che vi riporti in asse con la spina dorsale. Da qui risalire, vertebra per vertebra, svisando ogni tanto con la lingua anche verso i muscoli dorsali, fino al collo e alle orecchie. A queste ultime due parti sarà necessario dedicare anche qualche leggero succhiotto.
Durante l’ascensione, sarà naturale per l’uomo giungere con l’apparato genitale a ridosso delle natiche della partner.
Divaricarle leggermente e appoggiare la punta del glande contro l’orifizio, iniziando un delicato movimento sussultorio-ondulatorio - senza penetrazione! - contemporaneamente al lavorìo della bocca e della lingua sul collo e sulle orecchie della donna.
Si noterà che la partner inizierà ad assecondare i movimenti, rispondendo con colpi del bacino e cercando di «impalarsi» al membro. Questa posizione è detta della «gondola».
Nonostante la situazione si faccia, a questo punto, assai piacevole, non è ancora giunto il momento della penetrazione. Senza lasciarsi prendere la mano, bisognerà iniziare l’operazione di sganciamento, ricominciando a scendere lungo la spina dorsale sempre baciando e leccando, ma questa volta puntando dritti al solco delle natiche.
Qui giunti, passare delicatamente la lingua lungo la fenditura fino a raggiungere l’agognato orifizio che - necessariamente - bisognerà prendere a leccare tutto attorno e, laddove possibile, all’interno, come in un cunnilingus. Data la minima distanza tra l’ano e il clitoride, sarà bene interessare a questa manovra anche la vagina.
A questo punto la situazione dovrebbe essere ottimale per preparare l’introduzione. Risalire quindi, senza smettere di baciare e leccare, di nuovo fino al collo, riappoggiando il pene contro le natiche della partner.
Con le dita, pescare dell’umore femminile dalla vagina e iniziare a lubrificare l’orifizio, penetrandolo con le dita per abituarlo alla dilatazione. E’ bene ripetere quest’ultimo passaggio due o tre volte.
Dopo questa operazione, tutto dovrebbe essere pronto per iniziare la procedura di introduzione del pene nell’ano.
La collaborazione della donna diventa adesso fondamentale. In ogni fase dell’operazione dovrà essere perfettamente cosciente di quanto sta accadendo e di quanto accadrà di lì a poco.
L’uomo dovrà raccogliere il più possibile il prepuzio sopra la cappella e, tenendolo fermo fra due dita, appoggiare il tutto all’orifizio.
E’ bene che la partner si prepari a sua volta, tenendo le natiche divaricate con le mani.
L’introduzione deve avvenire per gradi e di concerto tra i due amanti.
La cosa migliore è coordinarsi contando fino a tre. Al tre, l’uomo dovrà iniziare a spingere verso l’interno e la donna - per converso - verso l’esterno come a defecare. Questo le permetterà di dilatare più naturalmente l’orifizio e di evitarne il totale sfondamento verso l’interno.
Fermarsi dopo che il primo pezzo di membro è entrato.
La donna, a questo punto, comincerà a provare dolore e l’uomo dovrà essere pronto ad iniziare il movimento sussultorio-ondulatorio della copula badando a che il frammento di pene no esca.
Il movimento copulatorio serve a far passare la partner da uno stato doloroso ad uno stato pre-orgasmico. A questo punto, i due dovranno ricoordinarsi e, al tre, ripetere la fase precedente per permettere l’inserimento di un’altra «sezione penale».
E così via fino a totale introduzione dell’organo virile tra le frementi chiappe della fanciulla.
Conclusa l’operazione, buon divertimento.
Un consiglio: per un maggior giovamento della partner, sarebbe utile unire al predetto movimento sussultorio-ondulatorio, anche quello rotatorio.
L’orgasmo, specie quello della fanciulla, giungerà esplosivo e fortemente appagante.
Difficilmente una ragazza così trattata desidererà non ripetere più l’esperienza ma, al contrario, la cercherà ad ogni occasione.


14 Culeide - Scipioni Editore - 1988
15 Una bella disgrazia quando a fanciulle mingherline, con buchini piccini picciò, capitano ragazzi con membri asinini. Ma, niente paura, si può fare anche in quei casi. E’ ovvio però che simili arnesi non possono venire catalogati come «cazzi per il culo». Ma di ciò disquisiremo in un capitolo a parte.
16 Una tesi, questa, avallata anche dal Bacchini nel suo insuperato saggio. Cfr.. G.Carlo Bacchini - Il culo è il culo e non si discute - Edizioni Metepompo Felice - 1969
17 Amalia Bucisani - Il corretto uso del retto - Verginelli 1923. La Bucisani sosteneva che il deretano servisse solo per l’attività defecatoria. Questo fino al 1931 allorché, nel corso di un incidente automobilistico, fu sbalzata fuori della vettura e andò ad impalarsi su di una steccionata nei pressi. Le cronache narrano che oppose una fiera resistenza a chi tentava di toglierla da quell’impaccio. Cfr.. Corriere della Serva del 15 luglio 1931.
18 Le leggi italiane, al momento in cui questo saggio viene scritto, rubricano ancora lo stupro come «atto contro la morale» anziché, come accade in società più evolute, come «contro la persona». Ma pare che, finalmente, il nostro Parlamento voglia mettersi al passo.
19 Il fascino dei piedi, dopo secoli di oscurantismo (dovuto probabilmente anche alla scarsa igiene che gli antichi dedicavano alla parte), finalmente sta godendo della giusta considerazione. Cfr. Niky Marcelli - Datemi un alluce da succhiare e vi solleverò il mondo , nella collana Feticci & Balocchi, Edizioni Deviazione - 1988
20 E’ questo un lubrificante di gran lunga superiore a qualsiasi vaselina, per quanto anche l’ausilio della medesima o di altre creme (ottima la Nivea!) può essere consigliabile.

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Mood: jovial

CulInAria CAPITOLO I Jun 7th, 2006 9:09:07 am - Subscribe

CAPITOLO I°

NEL CULO, PERCHÉ?

Chissà quanti giovanotti si sono sentiti rivolgere questa domanda dalla fanciulla di turno, magari guardati di traverso. Perché nel culo?
Ci sono un’infinità di ragioni per sodomizzare e/o lasciarsi sodomizzare. Le ragazze di buona famiglia, allevate nel culto della sana ipocrisia, quando erano stanche di menare o succhiare mandricazzi o farsi consumare l’oscuro oggetto del desiderio da dita sudaticce o (meglio!) umide lingue, solevano sollevarsi le gonne e porgere graziosamente il deretano agli amanti, onde venire finalmente penetrate e godere appieno dei piaceri della carne… senza perdere quella «preziosa» verginità che doveva giustificare l’abito bianco il giorno delle nozze. Molte cosiddette «vergini» sono andate avanti per anni con questo sistema e, per quanto ci riguarda, potevano giungere intonse fino alla menopausa.
Memorabile a questo proposito l’incipit del «coro delle vergini» nella tragedia goliardica «Ifigonia inculide»:

Noi siamo le vergini dai candidi manti
siam rotte didietro ma sane davanti/
I nostri ditini son tutti escoriati
a furia di cazzi c’abbiamo menati/
Nell’arte sovrana di fare pompini
battiamo le troie di tutti i casini/
La lingua sapiente e l’agile mano
dan gioia e sollievo al duro banano…

Concetto peraltro precedentemente ripreso da Pietro Aretino nel X° sonetto lussurioso, che (è proprio il caso di dirlo) si «apre» con il famosissimo

Spingi e respingi e spingi ancora il cazzo
in cul a questa, che mai l’ebbe in potta;
che questa fottitura è la più ghiotta,
che piacque a donna, a cui ben piacque il cazzo.

Problemi delle vergini - o presunte tali - a parte, la sodomia rientra di diritto tra le attività sessuali più consigliabili alla coppia. Niente di peggio, infatti, di un ménage tedioso che si consuma tra lenzuola fredde, frettolosamente, nella sola posizione del «missionario», o comunque sempre e solo in vagina.
Coppie che non affrontano il sesso con fantasia e varietà finiscono, in tempi brevi, per «scoppiare». Nella migliore delle ipotesi, almeno uno dei due componenti si troverà ben presto con più corna in fronte di un cesto di lumache. Nella peggiore delle ipotesi (Iddio non voglia!) i due partners entreranno nel letto solo per dormire. Risultato: la coppia italiana tipo. Lei, casalinga inquieta che sogna davanti alle telenovelas «arnesi» che comunque non ha il coraggio di agguantare; lui, manustupratore inveterato, frequentatore di cinema a luci rosse e di stampa pornografica. Solo il divorzio potrebbe salvare simili individui da un universo di squallore.
Molto meglio dedicarsi con passione alle innumerevoli variazioni sul tema proposte dal Kamasutra, quali la fellatio e, per l’appunto, la sodomia.
A questo punto mi par già di udire qualche obiezione, in special modo da ragazze «moderne» che non lesinano certo né la potta né tampoco le tumide labbra alla virilità dei fidanzati, producendosi - anzi - con sapienza e maestria in pompini che fanno resuscitare i morti. Perché nel culo? Chiedono costoro a gran voce. Perché dobbiamo soffrire?
Perché senza il dolore non esisterebbe il piacere, così come senza il peccato non esisterebbe la redenzione. Eppoi, non avete forse sofferto un pochino nel perdere la verginità canonica? Prenderlo nelle retrovie costa, sì, qualche sacrificio e potrebbe strapparvi qualche gridolino di dolore ma, se seguirete attentamente le istruzioni contenute nei capitoli seguenti, il male che proverete sarà ben poca cosa rispetto al piacere che potrete trarne.
A quanto ci consta, su cento ragazze che provano il sesso anale, soltanto quattro decidono poi di non ripetere l’esperienza. Di queste, comunque, solo due per non aver provato piacere, le altre per futili motivi, paura o disinformazione.
E’ vero, per converso, che il prenderlo nel culo presuppone una certa predisposizione fisica e psicologica, viceversa l’esperimento è destinato a fallire anche in coppie già rodate da questo punto di vista. Abbiamo potuto notare, nel corso dei nostri studi e sperimentazioni, che una ragazza che si fa sodomizzare quando è particolarmente nervosa o a disagio rischia di provare un dolore insopportabile, anche se in altre occasioni si infila agevolmente nel culo un palo telegrafico. Attenzione, quindi (specialmente i maschietti), anche e soprattutto all’umore della partner che, nonostante si sia fatta sfondare fino al giorno prima, potrebbe questa volta preferire una disquisizione di filologia romanza.
Testimone e parte in causa di un consimile incidente, la poetessa cecoslovacca Jana Cernà (1928-1981) che in un suo sonetto del 21 dicembre 1948 così ammonisce l’amante:

In culo oggi no
mi fa male
E poi vorrei prima chiacchierare
un po’ con te
perché ho stima del tuo intelletto
Si può supporre
che sia sufficiente
per chiavare in direzione della stratosfera.

Eppure è la medesima Jana che scrive all’amato bene:

(…) Tirarti con la stessa espressione per la barba e per l’uccello e soffiarti nei coglioni nel modo più arrapante di cui sono capace, fino a farti incazzare al punto da sbattermi il culo e ficcarmi l’uccello dove capita, in bocca, tra le tette, al culo, nella fica e schizzarmi infine tutta da capo a piedi…

Altre eccezioni che vengono talvolta sollevate, in specie da un pubblico ignorante, riguardano, nei maschi, il terrore della cosiddetta «rottura del filetto».
Tranquillizzatevi, avviene una volta su un milione e non è affatto il dramma che si dipinge. Comunque niente riguardo a ciò che prova una ragazza a cui viene infranto malamente lo sfintere.
Per abbattere la soglia di rischio, peraltro già bassa, di un simile inconveniente, è sufficiente conoscere qualche «trucchetto» che questo libro è stato scritto apposta per svelare. Un po’ di pazienza, quindi, e passiamo al secondo capitolo.


6 E perché no?
7 Potenza dell’educazione cattolica!
8 Ifigonia inculide - atto I° - ne Ifigonia, Don Sculacciabuchi, Il Canzoniere goliardico - Collana «I libri di Gulliver» - Newton Compton Editore 1988
9 Pietro Aretino, Sonetti lussuriosi - Newton Compton 1980
10 Interessantissimo, a questo proposito, il saggio Chi di pompino muor vissuto è assai - Sborrelli Editore - 1990
11 Alcune leggende metropolitane narrano che lo sfintere, una volta rotto, resti largo, causando la perdita delle feci e altre stronzate di questo genere. E’ come l’analoga leggenda, di parte maschile, riguardo la rottura del «filetto», di cui tratteremo ampiamente più avanti.
12 Jana Cernà - In culo oggi no - raccolta In culo oggi no - edizioni E/O 1992
13 Ibidem





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Mood: funky