CAPITOLO IV

Jun 7th, 2006 7:54:08 am - Subscribe
Mood: unreal

CAPITOLO IV°

CAZZI PER IL CULO

Non lungo che tocchi,
non grosso che otturi,
ma duro, che duri,
è il cazzo coi fiocchi!

«Avere un bel cazzo per il culo» è un antico lemma romanesco, esportato in seguito anche nel resto della Penisola, dove si è successivamente modificato dando vita al parallelo «avere cazzi da cagare» o, più semplicemente, «sono cazzi da cagare».
Ambedue i modi di dire sottendono, con raffinata ironia, l’atto del venire sodomizzati e si riferiscono a persone che si trovano in grossi guai o alle prese con gravi preoccupazioni.
Il primo, più generico, ci svela che la copula è in essere e il soggetto passivo ha tuttora il retrobottega impegnato da un oggetto sovradimensionato.
Lungi dall’essere una cosa piacevole, infatti, il «bel cazzo» è - nella tradizione popolare - un «manfano» di cinque chili e mezzo metro di diametro, genericamente nodoso, posto in un orifizio ancora inviolato con un colpo secco e senza vaselina.
Il secondo motto, per converso, denunzia l’avvenuto esaurimento delle operazioni coitali e la conseguente espulsione del corpo estraneo. Fatto, quest’ultimo, cagione di non poca soddisfazione. L’avere, quindi, «cazzi da cagare», presuppone un problema di non facile né tampoco di veloce esaurimento.
Tuttavia, non sono questi i «cazzi per il culo» di cui intendiamo trattare in questo capitolo, bensì, all’opposto, la tipologia dei membri virili più adatti a penetrare in un retto, in specie se ancora vergine, con il minor danno e il maggior godimento.

IL PENE TROPPO LARGO
E’ decisamente - insieme a mazze da baseball, thermos, melanzane e manici d’ombrellone - l’oggetto meno indicato con cui deflorare la cosiddetta «porta di servizio» di una fanciullina in fiore.
Per converso, una volta inaugurato e ben allenato, l’intestino retto può dilatarsi in maniera veramente rimarchevole, forse più di un utero. Come illustrano alcune opere di cinematografia particolarmente ributtanti, laddove sono immortalate talune fanciulle intente a farsi rivogare nel sottocoda financo il dirigibile della Good Year.
Chi avesse la sfortuna (!!) di possedere un mandricazzio sovradimensionato a tal guisa, può iniziare la deflorazione a monte, introducendo nell’agognato orifizio prima le dita e quindi una serie di oggetti di misura sempre più grande in modo da abituare gradualmente la partner alla dilatazione.

IL PENE TROPPO LUNGO
Oddìo, forse, per essere «troppo lungo» dovrebbe essere simile ad un manicotto di una pompa di benzina, è infatti notorio che l’intestino misura svariati metri. Tuttavia, a causa delle continue anse del suo percorso all’interno di un corpo umano, può accadere che il padrone di un «batacchio» da concorso ippico «tocchi» prima di averne infilato la maggior parte.
In questo caso, fortunatamente abbastanza raro, è consigliabile per l’uomo fare «un passo indietro», onde evitare che il glande sbatta contro le pareti dell’intestino trasformando un godimento in sofferenza.

IL PENE STRETTO
Va benissimo per le principianti: è sottile, poco ingombrante, entra con facilità e con il minimo dolore. Purtroppo, a lungo andare, il pene stretto è destinato all’obsolescenza poiché, sopravvenendo l’allargamento e l’allenamento dell’orifizio, comincia nella partner a germogliare l’esigenza di qualcosa di più consono alla nuova situazione.
In questo caso, o il proprietario ricorre ad iniezioni di grasso per aumentare il diametro dell’oggetto, o rischierà di essere soppiantato da attrezzature più adeguate.
Potrà comunque riciclarsi come «anodefloratore» fino al sopravvento della vecchiaia.

IL PENE OTTIMALE
In realtà non esiste. I canoni estetici della scuola di Lisippo forniscono queste misure: lunghezza compresa tra i 17 e i 20 centimetri, circonferenza tra gli 11 e i 12,5 centimetri. Ma ognuno è costretto poi ad arrangiarsi con l’uccello che ha.

28 Antica filastrocca popolare toscana (gente che di buchi rotti ne sa qualcosa!)
29 Maddalena Bui Strappati - «Arrivommi sino in gola, tanto che l’urlo morse nella strozza» - da Memorie di una budellona - Firenze 1541
30 «Questo non c’entra!» - da: Atti del XVIII° congresso dell’Unione Amici del Fittone - Intervento della marchesina Sgrullini Ciuccietti Sborri - Bologna 1989
31 Cfr. «’Un c’entra?? Ma se te tu c’ha ‘n buo ‘ome i’ traforo del Freiusse!» - da: Atti del XVIII° congresso dell’Unione Amici del Fittone - Replica del Segretario Generale T. E. Lotappai - Bologna 1989
32 «fortunatamente» per il fallocrate amor proprio della maggior parte dei cittadini «normali»
33 Il pene stretto è ottimale anche per la deflorazione degli infanti. Nell’antica Grecia, quando questa pratica non era considerata illegale, molti filosofi sovradimensionati avevano ai propri servizi uno schiavo munito di p.s. per dare una prima allargatina ai buchetti degli allievi più imberbi. Da questa usanza, in particolare di Socrate che - per converso - aveva tra le gambe un «bambino» di tre chili e rifiutava l’aiuto del predetto schiavo, nasce il detto: «oggi a scuola mi hanno fatto un culo così».


Comments: (1)

CONCLUSIONE

Jun 7th, 2006 7:51:00 am - Subscribe
Mood: reborn

CONCLUSIONE

Praticare la sodomia, specie dopo aver seguito i consigli di questo manualetto, può diventare - per uomini e donne - uno dei principali piaceri del sesso, se non della vita.
Il culo, destinato - come accennavamo nell’introduzione - a diventare «la fica del Duemila» è quanto di meglio Iddìo abbia creato. Fondamentale anche per quelle coppie che intendano praticare una procreazione responsabile seguendo i metodi di contraccezione naturale.
E’ tuttavia importantissimo ricordare che il coito tout-court (anale, orale o vaginale che sia) è destinato, passata la curiosità e l’entusiasmo delle prime esperienze, a divenire similare alla mera ginnastica e, quindi, piuttosto noioso. Consigliamo, per trarne i maggiori benefici psicologici e morali, di non disgiungerlo (perlomeno non sempre!) dal sentimento.





Comments: (0)

Free Blog Hosting Join Today
Content Copyrighted CulInAria at Aeonity Blog